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Edgar Lee Masters († 5/03/1950) ed il microcosmo di Spoon River

Edgar Lee Masters († 5/03/1950) ed il microcosmo di Spoon River

EDGAR LEE MASTERS — Il 5 marzo 1950 si spegneva a Melrose Park Edgar Lee Masters. Il poeta, conosciuto dapprima per l’album Non al denaro, non all’amore, né al cielo con cui Fabrizio De Andrè lo omaggiò, è reso celebre dall’Antologia di Spoon River (1916), la raccolta di poesie che ha come protagonisti gli abitanti del paesino. Spoon River difatti rappresentava un piccolo luogo immaginario collocato nel Midwest al di sotto del quale sono sepolti i suoi vari abitanti. Nella raccolta compaiono circa 250 personaggi nell’atto di recitare un epitaffio e ricordare la loro vita. Importanti sono le caratterizzazioni di questi protagonisti che in vita hanno svolto ognuno la propria professione e fanno parte delle diverse categorie umane e classi sociali, dal chimico al farmacista fino al giudice. Saltano agli occhi anche le relazioni familiari che legano alcuni tra i personaggi, e poi le loro lamentele e sofferenze.

L’ORIGINE DELL’OPERA — Si dice che l’autore prese l’ispirazione da alcuni personaggi realmente esistiti nei paesini di Petersburg e Lewistown, ed è proprio qui che nel 1880 la famiglia si trasferì. Difatti il cimitero di Oak Hill ed il fiume Spoon, affluente dell’Illinois, rappresentano le fonti principali da cui Masters si è ispirato per la creazione del suo villaggio immaginario.

Di seguito alleghiamo il video contenente la recitazione della poesia d’apertura The Hill, letta dallo stesso Edgar Lee Masters, impressa in antichi dischi di alluminio e conservata nell’archivio dell’università del Pennsylvania.

LA COLLINA

 

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
l’abulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Uno trapassò in una febbre,
uno fu arso in miniera,
uno fu ucciso in rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte lavorando per i suoi cari –
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie,
la tenera, la semplice, la vociona, l’orgogliosa, la felicie?
Tutte, tutte, dormono sulla collina.

Una morì di un parto illecito,
una di amore contrastato,
una sotto le mani di un bruto in un bordello,
una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo ideale,
una inseguendo la vita, lontano, in Londra e Parigi,
ma fu riportata nel piccolo spazio con Ella, con Kate, con Mag –
tutt, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva conosciuto
uomini venerabili della Rivoluzione? *
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
e figlie infrante dalla vita,
e i loro bimbi orfani, piangenti –
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dov’è quel vecchio suonatore Jones
che giocò con la vita per tutti i novant’anni,
fronteggiando il nevischio a petto nudo,
bevendo, facendo chiasso, non pensando né a moglie né a parenti,
né al denaro, né all’amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia delle fritture di tanti anni fa,
delle corse di tanti anni fa nel Boschetto di Clary,
di ciò che Abe Lincoln
disse una volta a Springfield.

 

Traduzione di Fernanda Pivano



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